Il segnale d’antenna corre sulla fibra ottica. Così arriva dappertutto. Ecco come funziona.

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Il segnale d'antenna corre sulla fibra ottica. Così arriva dappertutto. Ecco come funziona.

Grazie ad una soluzione messa a punto da Fracarro, è possibile migrare il proprio impianto di distribuzione del segnale d’antenna verso la fibra ottica. E arrivare così dappertutto in casa, anche utilizzando le canalizzazioni della rete elettrica. Addio disturbi, canaline a vista e prese d’antenna lontano dai TV.

Sistemare un impianto di antenna “zoppicante” e soprattutto raggiungere stanze non servite senza fare lavori importanti in casa è spesso considerato complicato, se non addirittura impossibile. O ci si accontenta di orribili canaline a vista o ci si imbarca nell’impresa di fare nuove tracce, operazione costosa, che crea disagi e che spesso, alla fine, non conserva neppure la perfetta planarità degli intonaci.

Curiosando tra le novità destinate agli installatori, siamo stati però catturati da una soluzione decisamente intelligente che si appoggia alla fibra ottica e che promette di rendere l’adeguamento e l’espansione dell’impianto decisamente facile e risolve la stragrande maggioranza dei problemi impiantistici riferiti alla distribuzione di antenna, sia terrestre che satellitare. Si tratta di una soluzione ideata e prodotta da Fracarro, un’eccellenza italiana a livello internazionale nel mondo degli apparati destinati agli impianti di antenna. La novità del sistema Fracarro è che porta la fibra ottica per la distribuzione di antenna anche negli impianti medio piccoli, con costi assolutamente accessibili e prestazioni molto alte. Siamo andati a Castelfranco Veneto, alla sede di Fracarro, per vedere come funziona: ci ha accompagnato nel nostro reportage Simone Bagatin, product manager di Fracarro.https://www.youtube.com/embed/SYcoxe0rYtI

Tutti i vantaggi di usare la fibra ottica per il segnale d’antenna  

Da qualche anno oramai la fibra ottica viene utilizzata per la realizzazione della distribuzione del segnale di antenna, soprattutto negli impianti di grande dimensione, come quelli centralizzati che riguardano interi stabili e condomini. I vantaggi sono enormi, primo fra tutti le perdite trascurabili anche sulle lunghe distanze e la totale solidità rispetto ai disturbi elettromagnetici. Il segnale d’antenna che corre sul classico cavo coassiale in rame, infatti, è purtroppo soggetto a un rapido decremento qualitativo man mano che aumentano le distanze; e soprattutto, malgrado lo schermo strutturale creato della calza che avvolge l’anima centrale del cavo, non sempre un coassiale esposto a rilevanti disturbi elettromagnetici ne esce davvero indenne, soprattutto per le lunghe tratte.

Ecco la centrale, da sistemare generalmente nel sottotetto, che converte i segnali provenienti dalle antenne e li modula su un’unica fibra ottica.

La soluzione Fracarro unisce a questi vantaggi anche la maggiore facilità nel raggiungere tutte le stanze di casautilizzando le canalizzazioni già esistenti. Ovviamente quelle della classica distribuzione di antenna, se disponibili; ma in alternativa è anche possibile condividere i passaggi con la distribuzione della corrente elettrica: la fibra ottica non conduce elettricità né subisce disturbi dal correre negli stessi corrugati della tensione alternata e quindi è possibile percorrere le stesse strade ed arrivare a qualsiasi presa di casa con grande facilità e soprattutto rimanendo pienamente nell’ambito delle norme di sicurezza.

Ma i vantaggi dell’impiego della fibra non finiscono qui: la sua sottigliezza permette di infilarne una o più d’una in canalizzazioni che già contengono altri cavi e soprattutto la discontinuità elettrica generata dal tratto in fibra evita che un fulmine possa compromettere la salute dei TV di casa.

Il punto di forza della soluzione ideata da Fracarro, però, non è solo nella dorsale in fibra, ma nella possibilità di arrivare in questa modalità fino alla presa a muro o addirittura fino al TV: infatti il ricevitore ottico messo a punto da Fracarro, che permette di convertire il segnale ottico nel classico segnale d’antenna, è del tutto passivo e, come vedremo, non ha bisogno di alimentazione. Questo offre la possibilità arrivare in fibra fino a pochi centimetri dal TV senza necessità di ulteriore alimentazione elettrica.

Simone Bagatin, product manager di Fracarro, ci mostra il piccolo device passivo che converte il segnale proveniente dalla fibra ottica in un classico segnale di antenna su coassiale. 

Finalmente una soluzione fibra per impianti medio-piccoli

La soluzione messa a punto da Fracarro è pensata per impianti medio piccoli: infatti la centralina prevede che ci sia un solo punto di “moltiplicazione” della fibra in uscita dalla centralina attraverso un apparato che si prevede possa avere o 4 o 8 uscite: tante saranno le prese di antenna che sarà  possibile servire (cambiando famiglia di apparati si può arrivare anche a 16). Si capisce che si tratta di una soluzione per impianti mono o al massimo bi-familiari.

Ma qual è la topologia dell’impianto? Beh, inannzitutto va detto che il sistema veicola sia il segnale d’antenna terrestre che quello satellitare, almeno nella configurazione filtrata IF-IF. Ovviamente la configurazione IF-IF è un compromesso: per esempio è possibile ricevere utilizzando solo questa banda tutte le frequenze utilizzate da Sky e Tivusat (il che accontenta la stragrande maggioranza degli utenti), ma non si ha accesso diretto a tutte le bande e le polarità normalmente utilizzate su satellite.

Detto questo, l’antenna terrestre e quella satellitare preesistente non devono essere sostituite: semplicemente i cavi in uscita da queste vanno attestati su una piccola centralina (da sistemare normalmente nel sottotetto) che si occupa di fare la conversione e la modulazione verso la fibra ottica.

La piccola centrale che riceve i segnali di antenna e li trasforma in luce su fibra ottica. Da qui parte la distribuzione in fibra

Infatti in questa centralina entrano i segnali d’antenna classici (quello satellite, come dicevamo, monocavo in banda IF) ed esce una fibra ottica, quella che sarà la dorsale dell’impianto, destinata a scendere fino al piano dell’impianto da servire.

Ovviamente per quello che riguarda il segnale satellitare, serve una centralina di testa che converta i 4 cavi (banda alta/bassa, polarità verticale/orizzontale) in una distribuzione monocavo IF-IF. O meglio ancora, basta sostituire l’LNB (ovverosia l’illuminatore che sta davanti alla parabola), con un modello che Fracarro ha nella propria offerta che nasce già con uscita monocavo IF-IF e che è pre-programmato in fabbrica per estrarre tutti i bouquet Sky e Tivusat.

Pochissimi lavori da fare in casa

In una scatola di derivazione nell’impianto di casa, va poi posizionato una sorta di piccolo “splitter” passivo che moltiplica il segnale in fibra proveniente dalla centralina su diverse fibre: a seconda delle necessità, si utilizza il modello in grado di servire 4 prese o quello che arriva fino a 8, per appartamenti più grandi.

Questo è un piccolo apparato passivo che moltiplica il segnale d’antenna su diverse fibre. Questo è il modello da un ingresso e 4 uscite, ma ne esiste anche uno da 8 uscite.

Da qui parte la fibra che raggiungerà le singole scatole finali, generalmente una classica “503”, la scatola da incasso con tre alloggiamenti per altrettanti frutti. Qui ad aspettare la fibra c’è un ricevitore ottico passivo, progettato espressamente da Fracarro per questa applicazione.

Il piccolo convertitore passivo da ottico a coassiale non richiede alimentazione e può anche essere facilmente estratto dal suo case in plastica per poter ancor meglio essere alloggiato all’interno di una scatola 503.

Si tratta di un convertitore in grado di ritrasformare il segnale ottico in modulazione elettrica del segnale d’antenna, l’unica “lingua” compresa da TV e decoder. La cosa notevole, oltre alle dimensioni dello “scatolino” (è in grado di essere ospitato dentro la 503), è il fatto che sia un device passivo, ovverosia non necessita di alcuna alimentazione elettrica, il che semplifica infinitamente l’impianto.

Ecco il ricevitore ottico passivo sistemato in una scatola 503: arriva la fibra in ingresso ed esce un piccolo spezzone di coassiale da connettere a un frutto di antenna, in questo caso con splitter tra banda terrestre e satellite IF-IF.

Infatti – qui la bella trovata – il fotodiodo all’interno del ricevitore ottico è in grado di farsi bastare l’energia ricavata dalla cattura dei fotoni che arrivano dalla fibra ottica per il proprio funzionamento.

Alla fine si presenterà sulla presa a muro una classica doppia uscita di antenna (terrestre + sat) senza che sia visibile che la distribuzione è effettuata in fibra ottica.

Questo permette quindi anche un’altra tipologia di impianto: è possibile infatti uscire dalla scatola con la fibra ottica e, con una bretella in fibra, raggiungere il TV, dietro il quale sistemare facilmente il ricevitore ottico: dato che questo è passivo, non è richiesto  altro collegamento che la fibra in ingresso e il cavo di antenna in uscita.

È anche possibile uscire direttamente con una fibra ottica: a quel punto si prosegue con una bretella in fibra fino al retro di un TV dove va sistemato un ricevitore ottico passivo, il piccolo device visto prima.

Per questo tipo di applicazione, ideale per esempio se la scatola di arrivo è totalmente fruttata e quindi non ci sono più spazi liberi per l’uscita di antenna, è possibile utilizzare una speciale cornice che Fracarro ha predisposto come retrofit per questi casi: in pratica, la cornice che va interposta tra la scatola e il suo coperchio, permette di avvolgere eventuale abbondanza della fibra rispettando il giusto raggio di curvatura e offre lo spessore sufficiente per fare uscire da un angolo una piccola presa in fibra.

Grazie alla cornice opzionale, è anche possibile uscire con la fibra da una scatola interamente fruttata e che quindi non ha più alloggiamenti liberi. Potrebbe essere, tra l’altro, la stessa scatola alla quale è collegata la presa di corrente del TV.

Resta disponibile così la scatola fruttata così com’è (per esempio con tre prese di corrente) e in più si dispone dell’uscita fibra da utilizzare come antenna TV.

Una soluzione (quasi) fai-da-te

Sia gli splitter ottici che i ricevitori ottici passivi sono disponibili in due versioni: una prevede il classico connettore verde (SC/ACP), invero non troppo piccolo e comunque inadatto al passaggio in condotti corrugati; generalmente questo tipo di connettore prevede il passaggio della fibra “nuda” e poi l’intestazione in campo, che certamente richiede un po’ di esperienza e buona manualità.

Ecco le due versioni del ricevitore ottico passivo Fracarro: a destra quella con il connettore classico, più grande e da intestare in opera; a sinistra quello con il connettore MINI che si utilizza con tratte in fibra preintestate ed adatte ad entrare in canalina.

C’è però anche una seconda versione, equipaggiata con connettori MINI, che sono molto più piccoli e adatti ad essere passati in canalina: in questo caso è possibile acquistare direttamente degli spezzoni preintestati (le lunghezze disponibili sono 3, 5, 10, 25, 35, 50, 75 e 100 metri) per un montaggio praticamente “plug and play” realizzabile anche da parte di chi ha ancora poca dimestichezza con l’installazione della fibra.

Ecco come si presenta un connettore MINI preintestato. Ovviamente viene fornito con un piccolo cappuccio che protegge la fibra durante le operazioni di infilaggio in canala.

Ovviamente l’azienda suggerisce sempre di affidarsi a un installatore capace; ma, vista così, la soluzione Fracarro a nostro avviso è anche adatta a chi ha dimestichezza con un minimo di impiantistica elettrica e vuole adeguare da sé il proprio impianto.

Una soluzione adatta anche se si ha l’antenna condominiale

Analizzando questa soluzione, che Fracarro ha pensato soprattutto per abitazioni mono o bi-familiari, ci è venuta in mente la possibilità di impiegare lo stesso sistema anche per distribuire in casa un impianto di antenna terrestre condominiale (per lo meno nei casi più classici). In fondo, basterebbe inserire la centralina all’ingresso del segnale d’antenna in casa (solitamente entra in un punto e poi di lì viene distribuita attraverso corrugati interni all’appartamento) e di lì proseguire in fibra attraverso le canalizzazioni disponibili, anche quelle elettriche. Quindi finire l’impianto con il piccolo convertitore ottico passivo che ritrasforma il segnale d’antenna in segnale elettrico. Può funzionare? “Perché no, è una buona idea – ci ha detto Simone Bagatin -, a patto che il segnale in ingresso sia di buona qualità e con buoni livelli. Se si trasporta via fibra un segnale d’antenna già degradato, di certo non potrà migliorare strada facendo“. Ma c’è un’altra cautela da impiegare: in poche zone d’Italia (e dopo il giugno 2022 saranno ancora meno) viene usata per la TV anche la cosiddetta banda III: sulla piccola centralina Fracarro che abbiamo visto, che è pensata per il sottotetto, l’ingresso della banda III è separato da quello UHF (sono diverse anche le antenne). Se serve anche la banda III allora è necessario passare a una centralina superiore che ha un solo ingresso a banda larghissima e che, tra le altre cose, dispone anche della potenza ottica per gestire fino a 16 uscite. Se invece si usa solo la banda UHF, va bene anche la più piccola centralina della soluzione che abbiamo visto.

Rispettate queste condizioni, la soluzione in fibra Fracarro pare una buona scelta anche per distribuire meglio e in maniera più capillare un segnale d’antenna all’interno di un appartamento condominiale, così da andare a servire nuove stanze e gestire quelle già coperte raggiungendo la presa più utile: in molti casi, infatti, non si cambia come si vorrebbe la disposizione dei mobili di un salotto solo per la difficoltà di spostare, senza canaline a vista, la presa di antenna.

Bello, sì, ma quanto costa?

Che questa soluzione risolva la stragrande maggioranza dei casi di distribuzione domestica del segnale di antenna, non c’è dubbio. Ma certamente la curiosità a questo punto si sposta verso il costo della soluzione: quanto è competitiva rispetto al tradizionale impianto tutto fatto dagli ingombranti coassiali in rame?

Ci risponde Simone Bagatin con dati concreti: “Una soluzione tradizionale in rame per servire quattro prese ha costi di listino al pubblico intorno ai 700 euro. L’equivalente soluzione in fibra costa 900-950 euro“. La differenza di prezzo giustifica l’adozione di questa soluzione per tutti i casi in cui si deve rimettere in forma una distribuzione d’antenna zoppicante o non sufficientemente capillare senza per questo distruggere mezza casa o accettare canaline a vista.

Certo, per quello che riguarda la distribuzione satellitare bisogna accettare i limiti della distribuzione IF-IF, che è stata in larga parte superata dai multiswitch dCSS e SCR (ci sono soluzioni per distribuire in fibra ottica l’intera banda satellitare ma non su questa scala e su questi costi). Ma per quello che riguarda l’antenna terrestre è certamente la cosa migliore da fare anche in considerazione del fatto che la cessione della banda 700 MHz in atto porterà per lungo tempo a una carenza (forse cronica) di banda disponibile e i canali finiranno per essere trasmessi a livelli di compressione che non permetteranno troppe correzioni di errore: gli squadrettamenti, in mancanza di un segnale di alta qualità, sono dietro l’angolo. E il “refresh” che questa soluzione in fibra può dare ad un vecchio impianto di antenna è certamente un toccasana.

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